Prima di andare a spalare fango
Prima di andare a spalare fango, voglio mostrarvi le immagini di Marina di Cottone, che ormai non esiste più.
Nella prima foto vedete il tratto di mare più soggetto all' attività umana. Spiagge lunghe più di duecento metri, un terrapieno con vegetazione, la strada, altra vegetazione e poi casolari risalenti per lo più al secolo scorso all' interno di fondi agricoli.

Non c'è nessun abusivismo o cementificazione selvaggia. Più in là, come vedete nell' immagine, si sviluppa una riserva naturale di eucalipti che contornano la spiaggia.
Il bosco si estende per diversi chilometri lungo il mare, fino ad un fiumiciattolo che segna il confine con San Marco. Da lì prosegue fino alla foce dell' Alcantara che divide la provincia di Catania da Messina.
Saranno almeno sette chilometri di mare.

Adesso, i nostri amici polentoni o sedicenti civilizzati che ci accusano di aver speculato sul territorio, devono sapere una cosa: tutti questi chilometri di spiaggia, sono spiaggia libera.
Su questa fascia di litorale insistono tre o quattro stabilimenti allestiti esclusivamente nella stagione estiva. Poi vengono smontati e resta la spiaggia libera.
Libera. Capito cari miei? Mentre voi che ci accusate di speculare spendete migliaia di euro per andare a mare, perché nella maggior parte delle località marittime non si trova mezzo metro quadro di spiaggia libera, noi abbiamo i chilometri di spiaggia libera.
Chi è che specula sul mare?
Voi venite qui e con venti euro mangiate una pizza con birra e caffè, mentre da voi una pizza sul mare è un lusso.
Saremmo noi gli speculatori? Se in estate la Sicilia si riempie di gente un motivo c'è: è la bellezza della nostra terra, che ancora tutto sommato è incontaminata, selvaggia e indomabile, e anche la nostra grande accoglienza.
Adesso però abbiamo un problema. Questi chilometri di spiaggia meravigliosa non esistono più. Il mare li ha risucchiati. Non so se ce li restituirà o meno, ma non sarà mai più come prima.
Quindi la colpa dei danni non è la speculazione, la colpa dei danni è del ciclone. Potete superare l'odio e il razzismo che state dimostrando di nutrite nei nostri confronti e capirlo. Non è difficile.
Guardate che sareste sciocchi a pensare che questo sia vittimismo.
Io non sto piangendo, io vi sto avvertendo e sto denunciando.
Perché, cari compatrioti, che vi piaccia o no la Sicilia è Italia, queste spiagge non sono solo nostre, sono anche vostre, è il nostro territorio e dovreste essere addolorati come lo siamo noi.
Io soffrirei se il mare si portasse via territori a me cari come la Versilia o il golfo di Sorrento. Perché sono italiana e tutto ciò che è italiano fa parte della mia cultura, se va perduto è una mia perdita.
Noi non vogliamo il vostro aiuto perché chi vive ai piedi di un vulcano non ha bisogno di nessuno, vogliamo rispetto e vogliamo attenzione.
Perché ci sono solo due modi per ripristinare le spiagge e metterle in sicurezza: l'intervento dello stato o la privatizzazione selvaggia del demanio pubblico.
Quindi aiutateci a vigilare per restituire alla terra ciò che il mare le ha sottratto, per ripristinare la bellezza e per impedire agli avvoltoi di scaraventarsi sui resti del nostro miglior territorio.
Clara Statello
Aprile 2026